Per la serie: guarda un po’ cosa ti vado a scoprire alla bell’età di 28 anni! Ho infatti appreso solo in questi mesi che quella che pensavo essere pressione bassa era invece agorafobia. E che quelli che definivo cali di zuccheri erano invece attacchi di panico.
A compensare queste sconcertanti rivelazioni, ho anche appreso che quella che definivo ansia in realtà era felicità. E quella che credevo serenità, era noia.
Comunque, al di là della confusione che ho a livello emozionale, sempre che io possegga un livello emozionale, avendo scoperto di soffrire di attacchi di panico, ho mio malgrado cercato dei rimedi per superarli, in quanto sono povera e i poveri se la devono, come sempre, sbrigare da soli. Soprattutto se vivono in posti in cui la psicologia ha la stessa rilevanza sociale dell’alchimia, per cui gli psicologi vengono visti come strani maghetti che fanno le cose con la mente. E se tu, povera, vuoi usufruire di uno psicologo del servizio pubblico, devi comunque passare da altri 6 o 7 medici prima, tanto per essere sicuri di conoscere tutti il mostro che cerca un sostegno proprio da quello lì che fa le cose con la mente e che non è invece un uomo di scienza come loro. E poi ovviamente diffondere il tuo identikit. Quindi, come sono solita fare, mi sono arrangiata e rimboccata le maniche per fare a modo mio.
Devo dire che in realtà gli attacchi di panico non li ho per niente vinti. Tuttavia sono diventata invincibile nell’evitare le situazioni che li possono causare, il che per una povera psicopatica è già un ottimo traguardo. E questo per me non è tanto un limite a quello che vorrei fare, quanto un problema organizzativo.
Allora, essendo che non posso evitare tutti i luoghi pubblici, anche se per me sarebbe un sogno, ho creato una personale classifica dei posti ok, quelli ok da ubriaca, quelli ok se accompagnata, quelli ok ma fingendomi morta e quelli assolutamente no mio dio ti prego.
Non so bene in base a cosa un posto finisca in una categoria piuttosto che in un’altra, però mi sono fatta coraggio e, per capirlo, ho iniziato a frequentare tutti i posti possibili e immaginabili che potrei frequentare in tutta la vita, per poter empiricamente e a posteriori inserire ogni luogo in una tipologia precisa e sapere, di conseguenza, come comportarmi. Da quanto analizzato, e vi assicuro, è stato un lavoro davvero lungo e faticoso, ho appreso che il posto peggiore per me rimane la posta. Lì, in una frequentazione di due giorni consecutivi, in cui mi sono inventata commissioni e raccomandate che in realtà non esistevano, ho collezionato ben due collassi. Uno senza nemmeno riuscire a raggiungere l’uscita. Con il conseguente allarme da parte di tutti i presenti che a fatica ho convinto a non chiamare un’ambulanza. Ho detto la solita cosa della pressione bassa, ed è sembrato andare bene.
Quindi in posta non ci posso assolutamente andare. Tuttavia è facile delegare qualcuno, quindi non è un grosso problema. Banca vado bene accompagnata. Mezzi pubblici niet. Quelli mai, ma tanto c’ho la macchina. La macchina ok, anche in coda. Concerti sì, se accompagnata e ubriaca. Cene con amici e parenti sì, ma fingendomi morta. Veterinario no. Ospedale assolutamente no. Soprattutto durante operazioni chirurgiche. Ho infatti deciso per testare la mia resistenza durante un ipotetico intervento, di farmi asportare chirurgicamente un neo sulla schiena. Benissimo, sono collassata anche se ero sdraiata e avevo la mascherina dell’ossigeno. E non è per impressione del sangue, dei tagli, delle cose. Chi mi conosce sa che invece apprezzo molto il genere. Quindi se dovessi aver bisogno di andare in ospedale per qualche motivo non potrò fare altro che lasciarmi morire a casa. Vabbè, per ora sono giovane e forte. Spero di trovare una valida soluzione entro la mezz’età, che è lì che cominciano i problemi.
Negozi affollati no. Altrimenti vado bene anche da sola. Supermercati vado bene accompagnata, ma solo se ci sono già stata in precedenza. Mostre, musei, et similia sono una sofferenza, ma devo per forza frequentarli, non come gli ospedali che se mai mi lascio morire. Lì resisto solo se faccio un giro di perlustrazione iniziale che mi consente di individuare le vie d’uscita. Sagre di paese, solo se ubriaca tanto da potermi fingere morta.
Analizzando quindi le categorie iniziali, si può notare che la maggior parte dei luoghi posso affrontarli da ubriaca o accompagnata. Diciamo che quindi la mia personale cura contro gli attacchi di panico consiste nell’alcol e nell’avere qualcuno con cui instaurare un rapporto di dipendenza e morbosità tale da non potersi quasi mai separare, qualcuno abbastanza paziente da accompagnarti in tutti i posti appartenenti alla relativa categoria. Fortunatamente a 16 anni mi sono portata avanti con il lavoro, iniziando a bere le cose peggiori del mondo, che mi hanno spappolato lo stomaco rendendomi praticamente intollerante all’alcol (questo ovviamente è un bene, perché basta pochissimo per sbronzarmi e stare male ^^), e soprattutto conoscendo il ragazzo che sarebbe diventato l’uomo che ho sposato. Quindi non sono arrivata a 28 anni del tutto sprovveduta, ma avendo già alcol e rapporto morboso come sicuro salvagente della mia vita. E infatti, checché ne dicano, sono cose che mi sono tornate utili.
Per quanto riguarda l’ansia, anche quella ho imparato a combatterla empiricamente, accendendo la tivvù. NON INTERNET, perché la sociopatia la accuso anche a livello virtuale e se accendo il computer vengo inspiegabilmente sempre ingoiata da fb che mi provoca attacchi di panico, proprio come se fossi in una piazza gremita.
E sempre in tema di ansia, in questo periodo ho fatto un’altra eccezionale scoperta, come accennavo all’inizio. E’ stata proprio un’illuminazione che mi ha colto di sorpresa un mattino appena sveglia: spalanco gli occhi con la tachicardia e dico, no cazzo mi sveglio già con l’ansia… Poi mi fermo a pensare e capisco che non è ansia. E’ tipo, non so bene come dire, forse, bo, emozione. Cioè emozione è generico, perché le emozioni possono essere infinite…ma quella era proprio emozione di quando uno dice sono emozionato. Cioè qualcosa di felice. Di gioioso. Cazzo. Infatti sto passando uno dei periodi più belli della mia vita e quindi ha più senso che mi svegli felice piuttosto che ansiosa.
Purtroppo faccio ancora tantissima fatica a distinguere l’ansia dalla felicità, non so come faccia la gente normale a capirlo in automatico. Comunque, devo dire che questo mi ha portato a riconsiderare una serie di aspetti della mia vita e del mio spirito. In primis ho dovuto ammettere che, contro ogni aspettativa, io in realtà non sono una persona depressa e con un’innata tendenza al suicidio e al disprezzo della vita, bensì sono una persona FELICE, molto felice. Pensavo ansiosa. E invece no. FELICE. Cazzo. E pensare che ho sempre fatto di tutto per negarlo. Cioè la felicità fa un po’ anche povertà mentale. Almeno credevo così.
Comunque non sono proprio certa dei risultati di questa nuova impostazione mentale. Devo ancora trovare un metodo empirico che mi consenta di distinguere uno stato dall’altro con assoluta certezza. Chi mi conosce un po’ si accorge facilmente di tale differenza dal colore della mia pelle, che cambia moltissimo a seconda del mio umore, dal mio grado di loquacità, dalla frequenza del turpiloquio e dagli occhi che mi cominciano a girare tantissimo quando vengo attanagliata dai miei strani e oscuri pensieri.
Tendenzialmente l’unica discriminante che sono riuscita a trovare è che quando provo degli stati emotivi negativi, come ansia e depressione, sono naturalmente attratta dal black metal, che mi mette sempre di buonissimo umore. Però non è proprio un metodo scientifico esatto, perché il black metal è curativo per tantissime altre cose, tipo il freddo dell’inverno o guidare con la nebbia. Quindi, vabbè, per capire la felicità devo ancora sperimentarla per un po’. Ma fortunatamente, sempre che non debba improvvisamente recarmi in ospedale per qualche motivo, il che appunto significherebbe dovermi lasciare morire, la mia vita dovrebbe essere ancora abbastanza lunga e probabilmente anche felice da consentirmi di trovare un metodo scientifico anche per queste nuove ed impenetrabili categorizzazioni. O se no basta ascoltare un po’ di black metal ogni giorno, che funziona un po’ come la mela che tiene lontano il medico, ma con gli psicologi e i mali dell’anima. Che sia felice o disperata, quello non fa mai male e un sorriso me lo ridà sempre.
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giovedì 16 febbraio 2012
lunedì 28 novembre 2011
Monti e i complotti, molti complotti, troppi complotti!
Va
bene, lo ammetto, sono una complottista. Anzi sono naturalmente complottista.
Naturalmente nel senso che lo sarei anche nello stato di natura. Anche se non
ci fossero Stati e Leggi ed Economia e Finanza e Borse e Armi e Nuovo Ordine
Mondiale e Mario Monti.
Direi
anzi che la mia vita è un cammino sulla linea sottile che separa le teorie sul
complotto dalla paranoia cieca.
Il
tutto è dovuto al fatto che le persone mi fanno paura. Ma tutte. Non solo gli
omini neri e illuminati. Mi fanno molta
paura anche quelli che sono tutto fuorché illuminati. Perché so che tutte le
persone sono tendenzialmente rivolte al male. No, non sono malfidente, lo vedo
tutti i giorni. Parlano, sparlano, tagliano, cuciono, sotterfugiano (?),
complottano, tramano, tramano contro di me. Sì, ti ho sentito mentre dicevi che
non valgo niente; sì, ti ho sentito mentre dicevi che sono una degenerata; sì,
ti ho sentito che dicevi che sono snob e altezzosa, antipatica ed irritante.
Sì,
le persona complottano continuamente. Contro tutte le altre persone. E quindi
anche contro di me.
Diciamo
che per chi è paranoico ci sono tre elementi che portano una vita più o meno
equilibrata al panico totale:
1) vedere con i tuoi occhi che quello che pensavi fosse
un tuo delirio paranoide si realizza nella realtà, sotto gli occhi di tutti
2) avere accanto persone paranoiche come te, che anziché
calmarti contribuiscono nella costruzione dei tuoi immensi castelli di teorie
strampalate
Ecco,
io ho la fortuna di avere tutto il trittico ben saldo nella mia esistenza.
Fino
a mercoledì avevo solo il punto uno e due e quindi tutto sommato riuscivo a
vivere senza dover usare psicofarmaci. Certo, avevo già gli attacchi di panico,
ma almeno della politica non me ne fregava un cazzo e quindi evitavo
l’insorgenza dell’infarto.
Poi
purtroppo c’è stato il casino di Mario Monti.
Premetto
che la mia visione dell’essere umano si è sempre sposata alla perfezione con le
teorie sul complotto. E infatti ne sono sempre stata affascinata. Ho letto
diverse cose a riguardo e ovviamente ho visto Zeitgeist, come ogni
complottista dell’ultim’ora che si rispetti. E ovviamente in tutte queste
teorie ho sempre trovato molto di vero. E ho sempre pensato che dietro ogni
cosa che vediamo c’è qualcosa di molto più complesso che difficilmente potremo
mai conoscere con certezza.
Ho
anche assistito in questi anni alla
lenta realizzazione di tutto quello che avevo letto nei libri, in periodi in
cui sembravano solo teorie bizzarre. Ho assistito alla nascita dell’Euro. Alla
dissoluzione virtuale dei soldi, sempre maggiormente sostituita dalle carte di
credito e dalle transazioni on-line. Alla pubblicazione e diffusione delle foto
dei convegni del Bilderberg. Al lavaggio del cervello compiuto dai media per
indirizzare pareri e opinioni. Ho assistito a false pandemie. All’evoluzione di
tecnologie sempre più complesse, ma sempre più diffuse tra le persone comuni. E
ovviamente assisto quotidianamente
alla crisi economica. Che ovviamente
ha giustificato la presa di potere in Italia di un governo tecnico che, senza
essere eletto da nessuno, segue alla lettera quanto è stato deciso dalla banca
centrale europea, che è il nostro nuovo padrone, insieme ai mercati e alle
agenzie di rating.
E ovviamente tale governo è formato da
banchieri, alta finanza e gente che con disinvoltura ha partecipato al
Bilderberg e alla Trilaterale, che è o è stato membro della Goldman Sachs e
della Nato, ecc ecc ecc.
E
quindi punto 1 ci siamo, ok.
Punto
2: condivido con mio marito e la mia
migliore amica la mia ansia perché “cazzo Mario Monti lo sapevate che è un banchiere invischiatissimo e che anche altri al
governo tecnico sono banchieri e invischiatissimi come lui? Ma volete dire che
ci stanno inculando e che tutti sono felici perché non si rendono conto di cosa
vuol dire, e che anche l’odio per Berlusconi è stato alimentato per consentire
una specie di colpo di stato senza che nessuno si opponesse?” Ovviamente anche
loro sono megaparanoici e ultracomplottisti, quindi non aspettavano altro che
l’aggancio. E via ad alimentare la mia paranoia.
Mentre
mangio un panino al bar, passiamo dal coinvolgimento dei centri sociali, allo
screditamento pubblico di Berlusconi. Mentre bevo una birra prima di cena, ci spingiamo
dalla crisi che in realtà non esiste ai microchip sottocutanei. Mentre fumo una
sigaretta prima di aprire il negozio, parliamo di Papademos, del fallimento
dell’Euro e del possibile avvento dell’Amerigo. Cazzo, nella mia mente tutto
combacia perfettamente e crea un disegno oscuro ed inquietante stile 1984 che
mi gela il sangue nelle vene!
Ok,
quindi sono già sull’orlo del cedimento psicologico quando mi affaccio su
internet per vedere cosa ne pensa la rete.
Ed
eccolo lì, colui che mi avrebbe dato il colpo finale per gettarmi nel baratro.
Eccolo lì, che non aspettava altro che mostrarmisi in tutta la sua potenza
paranoica e in tutta la sua saggezza giornalistica: Paolo Barnard, con gli
occhietti vispi, i ricciolini ribelli, i tic nervosi e l'aria preoccupata
.
.
Chissà come mai pur avendo vissuto tête-à-tête con il complottismo per anni, Paolo Barnard mi era sempre rimasto nascosto. Probabilmente perché il mio approccio è stato, come spesso mi succede, molto superficiale e legato a delle mode del momento. O forse è solo il destino. O forse c’è anche qui lo zampino del governo ombra.
Fatto
sta, comunque, che vado a conoscere Paolo Barnard proprio nel mio momento di
massimo stadio paranoide. Proprio nel momento di culmine del delirio e
dell’ansia. E certo lui non aiuta un cazzo a tranquillizzarsi.
Improvvisamente
le nostre chiacchiere da baretto, improvvisate e alimentate dall’abuso di
alcol, diventano comprovate da un tizio megaqualificato e megaintelligente e
megapreparato, che sa tutte le leggi e i trattati e i numeri e le altre cose
difficili a memoria. E lui la pensa
anche molto peggio di noi.
Ascolto
qualche video e leggo qualche articolo, e cazzo! Dice che c’è stato un golpe!
Un momento però, questo lo dicevo anche io. Dice che ora le banche decidono
tutto, e pure questo lo dicevo anche io. Dice che questo è un tassello nuovo
della storia in cui quelli che governavano nell’ombra cominciano a governare
alla luce del sole. E anche io lo dicevo, cazzo. O forse no, forse questo lo
dico solo io. O forse solo lui. Cazzo, che ansia.
Bo,
alla fine penso che forse sia Paolo Barnard a controllarmi la mente. Lui sa
tutto quello che dico e penso, mentre Mario Monti no.
Ma
poi sono io che penso quelle cose o me le hanno fatte pensare? O me le ha fatte
pensare Paolo Barnard? Maledizione. E’ anche andato a Matrix, perché sa che amo
la tivvù, e lì lo hanno trattato malissimo e questo gli ha fornito ancora più
credibilità ai miei occhi. E se fosse stato tutto concordato e premeditato per
mettermi nel panico?
Vabbè,
però dai, anche mio marito e la mia migliore amica pensano le mie stesse cose.
Forse allora è un complotto per danneggiare tutti e tre. O forse…vabbè, no
dai…però….ma volete dire che…no, dai, è impossibile… Forse anche loro sono
parte del complotto? No, dai…non è credibile. Però ora che ci penso una volta
mi è sembrato che mio marito avesse una specie di seconda palpebra… Che sia
rettiliano??? Ma aspetta i rettiliani li hanno inventati loro per farmi credere
al complotto. O forse no, erano quelli creati da un falso complottista per
screditarlo… O forse no, quelli esistono davvero…
O
mio dio! Dannato Paolo Barnard e dannati pomeriggi di cazzeggio senza niente da
fare….E dannato metodo filosofico del dubbio iperbolico che mi
porta a mettere in discussione tutto e il contrario di tutto.
Comunque
quanto scritto è evidentemente un delirio paranoide, non c’è nessuna verità
nascosta oltre a quella che mi pare evidente e a quella che dice Paolo Barnard.
E anche se ci fosse, non sarebbe conoscibile. E anche se fosse conoscibile, non
sarebbe comunicabile. Almeno, così diceva Gorgia. Parlando di tutt’altro
ovviamente. Ma purtroppo l’unico lavaggio del cervello che sono sicura di aver
ricevuto, quello all’Università, mi obbliga a citare a cazzo filosofi di cui mi
ricordo giusto il nome e altre due stronzate qualunque. Quindi scusatemi il
delirio. Sono di pessimo umore ora, confusa, arrabbiata e in preda all’ansia
senza nessun motivo. Chiunque stia tramando contro di me, oggi può dirsi
soddisfatto!
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